1 gennaio 2019

Strada facendo

La strada
di Cormac McCarthy

 

«Durante la notte si svegliò e tese l’orecchio.
Non si ricordava più dov’era.
Il pensiero gli strappò un sorriso. Dove siamo?, disse.
Cosa c’è, papà?
Niente. È tutto a posto. Dormi.
Ce la caveremo, vero, papà?
Sì. Ce la caveremo.
E non succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sì. Perché noi portiamo il fuoco».

 

«Si svegliò prima dell’alba e guardò scorgere il giorno livido. Lento e quasi opaco. Si alzò che il bambino dormiva ancora, sì infilò le scarpe e si strinse nella coperta e si incamminò in mezzo agli alberi. Scese in una fenditura tra le rocce e lì si accucciò a terra tossendo e tossì per un bel pezzo. Poi si inginocchiò nella cenere. Alzò il viso verso il pallore del giorno. Ci sei?, sussurrò. Riuscirò a vederti prima o poi? Ce l’hai un collo per poterti strangolare? Ce l’hai un cuore? Sii stramaledetto per l’eternità, ce l’hai un’anima? Oh Dio, sussurrò. Oh Dio. »
Quando l’aria è sconvolta e granulosa.
I crepuscoli lividi e le albe grigie.
Quando i colori abitano soltanto i sogni.
Quando la verità del mondo è data dal moto siderale e spietato della Terra, morta, senza alcun lascito.
Quando si odono soltanto gli spasmi agonici di un mondo ridotto a cenere  e l’unica certezza a garanzia del Verbo di Dio è la presenza, seppur precaria, dell’innocenza di un bambino.
Quando l’unico barlume di speranza risiede nella flebile certezza che la volontà della limitata bontà superstite non si perda né si arrenda.
Quando un padre, ormai alle stremo delle forze, viaggia insieme con il proprio figlio per la cui sopravvivenza pugnacemente lotta.
Quando l’Oceano è la direzione, miraggio di un’oasi carico di incerte ma al contempo fidenti aspettative.
Quando amari e preziosi viatici di viaggio sono un carrello del supermercato contenente viveri di fortuna e oggetti di “risulta” resi utili dalla disperazione, ed una pistola, estrema salvezza di fuga da un aberrante mondo distopico.

«Rimasero a terra, in ascolto. Ce la farai? Quando sarà il momento? Quando sarà il momento non ci sarà tempo. è questo il momento. Bestemmia Dio e muori. E se si inceppa? Non può incepparsi. Ma se si inceppa? Saresti capace di fracassare quel cranio adorato con un sasso? C’è un essere simile, dentro di te? Di cui tu non sai nulla? Ci può essere? Tienilo stretto. Ecco, così. L’anima è un soffio. Abbraccialo. Bacialo. Svelto. »

Quando la terra è febbricitante, e quando “l’ultimo esemplare di una determinata cosa porta con sé la categoria.  Spegne la luce e scompare. “Quando “mai è un sacco di tempo e il bambino sa che mai è l’assenza  di qualsiasi tempo”, si stanno sfogliando le pagine de La strada (Einaudi) di Cormac McCarthy.
Un romanzo breve, ma dalla profondissima intensità. Un semplice viaggio, come ha affermato l’autore, ma certamente anche una riflessione sui grandi cambiamenti climatici, sui disastri ambientali e sulle possibili conseguenze della latitanza di comportamenti umani virtuosi, teoricamente qualificabili come pratiche naturali e normali, di cui le pagine quotidiane sono assidue testimonianze.
Il grande scrittore americano preconizza tutta l’algidità ma al contempo il calore del fuoco di un mondo – post apocalittico – che, chissà, strada facendo, forse sarà.

 

«Dimmelo, forza.
Noi non mangeremmo mai nessuno, vero?
No, certo che no.
Neanche se stessimo morendo di fame?
Stiamo già morendo di fame.
Hai detto che non era così.
Ho detto che non stavamo morendo. Non che non stavamo morendo di fame.
Ma comunque non mangeremmo le persone.
No. Non le mangeremmo.
Per niente al mondo.
No. Per niente al mondo.
Perché noi siamo i buoni.
Sì.
E portiamo il fuoco.
E portiamo il fuoco. Sì.
Ok. »

 

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