25 gennaio 2017

Saturday Night Fever

Disco Emilia
Lorenzo Immovilli con Stefania Carretti ed Elisa Savignano

 

Disco-Emilia-451FNato da una mostra fotografica, dal tratto più mondano dell’arteria romana – la Via Emilia – cui l’Undicesima Edizione di Fotografia Europea rendeva omaggio, Disco Emilia è un’istantanea di quella che Pier Vittorio Tondelli definì “Una grande città della notte“. La sua collocazione spazio-temporale si sviluppa lungo 150 chilometri della Statale 9, comprensivi tra Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara, negli anni Settanta e Ottanta, quando il sabato sera era febbrile ed eccitante più che mai.
Era l’epopea del divertimento al ritmo del suono analogico, l’era delle discoteche, precipuo fenomeno del costume del mondo occidentale. Quelle emiliane segnarono un’epoca, complice quell’attitudine “allo stare insieme” connaturata alla terra che le ospitava. Una terra in cui il ballo aveva radici e tradizione allignate, abilmente documentate dal fotografo Gabriele Basilico.

Ricordo ancora quando, nel dicembre del 2015, ha iniziato a circolare con insistenza la parola Disco Emilia. Un termine curioso, dal sapore goliardico, ma per una persona del 1989 come me, assolutamente nebuloso. Una foschia fatta di parole, locali dai nomi buffi, spesso geniali, libri scritti da sconosciuti, canzoni ascoltate da bambina, riviste ingiallite. Come poter entrare in questo mondo? Ma, soprattutto, come poterlo raccontare agli amanti della notte, ai miei coetanei, alle famiglie?” scrive Elisa Savignano.

Insieme con Stefania Carretti è stata compagna di Lorenzo Immovilli in questo stroboscopico viaggio. Ciceroni di un tempo in cui è da ricordare anche il fondamentale ruolo giocato dalle radio libere che padroneggiavano il panorama musicale.
Disco Emilia (libro e dvd per Aliberti compagnia editoriale), apre, quindi, le porte di quel mondo raccontando, attraverso le testimonianze dei protagonisti (i Disc Jockey, gli imprenditori, gli organizzatori, i PiErre, l’ingegnere e l’architetto “della notte“, ossia i progettisti della maggior parte dei locali), la “dark side of the moon” del pianeta discoteche.
E poi vi sono quest’ultime – trenta lungo le piccole città, i paesi e la campagna emiliane – inventariate in un elenco forse un po’ nostalgico per coloro che entro quelle mura hanno trascorso i fine settimana della propria giovinezza. Su tutte troneggia il Marabù, iconica discoteca di Reggio Emilia considerata la più grande d’Europa. Apogeo e ora ipogeo, memento del Saturday night fever.

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