3 luglio 2019

Figurine e figuracce

L’album delle figurime –
Caricature e ritratti in rima della casta nefasta
di Carlo Cornaglia

 

 

 

 

«Ritratti in rima, questo l’obiettivo
di un’opera che narra i personaggi
che hanno fatto di un Paese assai attrattivo
un luogo dell’inferno nei paraggi.

 Ho chiesto aiuto, come nel passato,
alla musa Talia, di Zeus figliola,
ma come di Salvini le ho parlato
ammutolì. Tornata alla parola

mi sussurrò: “Pazienza Berlusconi
per il quale il mio aiuto arrivò,
pazienza Renzi, re dei fanfaroni,
ma se c’è il Capitano dico no,

 dovrai fare da solo ogni ritratto”.
Da sol procedo quindi nel narrare:
berlusconismo tardo e putrefatto,
poi Monti e Letta che si dan da fare

 saran l’oggetto delle prime rime.
Capitolo secondo, ecco Matteo,
il fiorentino mentitor sublime,
che col suo giglio giunto all’apogeo

 il riscatto promette alla Nazione.
Predica, ciancia, mente, si arrabatta
Ma per sfasciare la Costituzione
Col referendum giunge alla disfatta.

 La terza parte col nuovo che avanza
Mostra che ahimè non c’è mai fine al peggio.
Di grillini e leghisti l’alleanza,
con Di Maio, Salvini e Casaleggio,

 dà una nuova Repubblica, la Terza:
finge Giggin l’addio alla povertà,
ma del Salvini vil sotto la sferza
scompare pur la solidarietà.

 Il popolino come sempre abbocca
E trasforma Salvini nel suo mito,
il Pd come sempre si balocca
fra le liti e il mostrarsi il medio dito.

 Nemmeno l’ombra del rinnovamento:
c’è chi rimpiange Renzi e Berlusconi,
chi alla Dc erige un monumento.
Io che non son per le rivoluzioni

 Dedico l’opera ai miei nipoti:
“Perdonate gli errori che abbiam fatto
Contro le caste rimanendo immoti
E prendete il fardello del riscatto
».

 

È questo l’eloquente proemio de L’album delle figurime – Caricature e ritratti in rima della casta nefasta (Compagnia editoriale Aliberti) del poeta satirico Carlo Cornaglia.
Un’esilarante e affilata galleria “poetica” di politici che taglia, delineandoli, tre periodi della storia italiana: La traballante sopravvivenza dei vecchi berlusconiani, da Berlusconi a Formigoni, da Scilipoti a Calderoli, da Amato ad Alfano; Il drammatico flop del Bomba e dei graziosi democrats, da Renzi padre e figlio a Verdini, da Martina alla Madia, da Boschi padre e figlia a Orfini; L’esordio dei ragazzotti del Cambiamento, da Salvini a Di Maio, da Conta a Calenda, da Toninelli a Zingaretti.
In un momento storico in cui padroneggia uno zibaldone di proposte, di orientamenti, di scelte (occasionali), di voti critici, di stasi, e di maschere, Cornaglia carica, ritrae e compone le avventure, le peripezie ed anche le velleità di una “classe” – talvolta improbabile, improba e improvvida – quasi agonica. Sfogliando l’album, pare di udire rime recitanti macchiette quasi immiserite.
Prefato da Filippo Ceccarelli e illustrato da Libero Gozzini, la silloge cornagliana fotografa, attraverso un obiettivo “che ronza e che scava”, il Bel Paese omettendo il ritratto del popolo italiano assai lungi da quello allegorico e potente del Quarto Stato, raffigurato con ardore da Giuseppe Pellizza da Volpedo, che in copertina fiero avanza, ed auspicando un ritorno «ai riscatti gloriosi del passato».

 

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