3 giugno 2017

Non più per voce_V

 

 

Affidati ai ricordi, sensazioni, eventi,
frammenti o pezzi di vita possono, talvolta, apparire ingannevoli.
Ma i ricordi debbono mediare con il tempo, con la memoria,
con personali emozioni, fili spezzati, tracce disperse.

 

~ V ~

Mi piace l’odore di cera, mi piace soprattutto quando si mischia ad altri, quelli effusi da ogni cosa chieda il sapiente restauro di mobili antichi. E’ un odore che fa parte del mio vissuto più caro, che mi ricorda mio padre.
Lo sentivo quando entravo nella sua bottega ove egli trascorreva ogni ora delle sue giornate. E con esso si confondeva.
Quando mio padre venne a mancare ebbi, chiara e terribile, la percezione che da quel momento, volgendomi indietro, avrei visto il nulla, il vuoto.
E fu così.
Le mie radici se ne erano andate con lui.
Ho amato tantissimo mio padre, ma per entrambi non furono mai le parole a dirlo.
Qualcuno scrivendo di lui, del suo talento, tracciando uno schizzo della sua vita che ha attraversato con personalissimo stile, da gentiluomo, ne ha raccontato anche la malinconia. Io ricordo quella profonda, lucida che lo ha accompagnato negli ultimi anni di vita. A differenza di mia madre ho potuto vedere i suoi capelli farsi bianchi.
Ricordo le sue mani. Erano belle, lunghe, forti e delicate insieme.
Le ricordo con uno scalpello in mano mentre con grande perizia e con altrettanta passione trasformavano, elevandolo a sembianza artistica, un anonimo pezzo di legno, le ricordo segnate dalla nicotina stringere le molte sigarette che ogni giorno portava alle labbra, le ricordo abbandonate sulla pagina di un libro quando, interrompendo la lettura, egli si lasciava andare a reconditi pensieri.
E ricordo la sua voce al telefono quando, non riconoscendomi all’istante, chiedeva di me chiamandomi per nome.

I. S.

 

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