20 maggio 2016

Non più per voce_II

 

 

Racconti_451F

 

 

Affidati ai ricordi, sensazioni, eventi,
frammenti o pezzi di vita possono, talvolta, apparire ingannevoli.
Ma i ricordi debbono mediare con il tempo, con la memoria,
con personali emozioni, fili spezzati, tracce disperse.

~ II ~

 

Conosci Trilussa?
Lessi per la prima volta questo poeta chansonnier, poeta favolista e satirico, così lo definirono alcuni critici, ancora ragazzina.
Mi regalò il libro uno zio in occasione di un mio compleanno. Il suo titolo: “Tutte le Poesie”.
Ricordo ancora le pagine dalla carta sottilissima, quasi impalpabile, color avorio, le illustrazioni, opera dello stesso autore, e l’azzurro della copertina, il medesimo azzurro di una seconda edizione acquistata anni dopo. Unica differenza, un cofanetto bianco sul quale una fitta rete di schizzi anticipava al lettore i protagonisti di ogni storia. Prestato a qualcuno, il primo libro non mi era mai stato restituito. Era successo altre volte.
Non ne prestai più.
E non soltanto per il timore che subissero la stessa sorte, ma perché ho un rapporto speciale con i libri. Posso prestare molte cose, ma i libri mai.
Li amo, e tanto.
Amo non soltanto leggerli, amo possederli. Sono come una parte di me: ogni parola, ogni riga, ogni pensiero.
Mi piace il loro odore, mi piace essere la prima a sfogliarne le pagine, e l’unica.
Non mi piace che altri lo facciano.
Dunque, non potrei mai leggere un libro preso in prestito, in biblioteca o da chiunque altro. L’eccezione è per quelli che mi servono per motivi professionali.
Da adolescente invece ero una assidua frequentatrice di biblioteche.
Pèrchè ti parlo di Trilussa?
A riportarmi questo autore alla mente è stata, stamani, una rivista specializzata in floricoltura. In essa erano enucleate le presunte cause, rispetto al passato, della minore presenza di lucciole.
Ricordi le lucciole?
Per me erano uno spettacolo fantastico, ricco di poesia e di magia: piccoli esseri che, danzando nell’aria, illuminavano la notte.
Nel testo era anche una poesia, una poesia di Trilussa.
Diceva così: La Luna piena minchionò la Lucciola: -‘Sarà l’effetto de l’economia, ma quel lume che porti è debboluccio…’Si – disse quella – ma la luce è mia!

I.S.

 

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