17 novembre 2017

Sui generis_Novembre

“La prima cosa che Cora notò furono le catene. Penzolavano dal soffitto a migliaia, una macabra collezione di manette e ceppi, ferri da legare alle caviglie, ai polsi e ai colli in ogni varietà di combinazione. Catene per impedire a una persona di scappare, di muovere le mani, o per sospendere un corpo in aria prima di fustigarlo.

Avvisi ai Naviganti
16 novembre 2017

Angeli e Demoni

Leggere Erri De Luca significa entrare nella sua vita.
E attraverso il suo verbo preferito “mantenersi”(tenersi per mano) si viene afferrati dalla sua, vigorosa, ruvida, ma calda e accogliente, apparentemente distante forse per l’educazione ricevuta.
Una mano che fa il paio con quella di Alessandro Mendini, design e architetto, fautore di una “progettazione critica, cosciente e poetica”, qui ispirata dai disegni, raffiguranti mostri, di un bambino dislessico caro ad entrambe.

Recensioni
10 novembre 2017

Sinestesiche empatie a Palazzo Magnani

Secondo Wassily Kandinsky il colore era il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima il pianoforte dalle mille corde e l’artista era la mano che, toccando questo o quel tasto, faceva vibrare l’anima. John Cage invitava a studiare Duchamp per scrivere musica e Marianne Werefkin riteneva che il pensiero artistico fosse rivelazione della vita in termini di colore, forma e musica, e avesse valore solo se personale: “Il mondo dell’artista è nei suoi occhi, e questi a loro volta gli creano un’anima. Educare questi occhi per ottenere un’anima sensibile è il dovere principale di un artista”.

Eventi, Mostre
20 ottobre 2017

Diavoli e grandi Opere_Ottobre

«Quindici minuti di standing ovation e dieci chiamate alla ribalta. Quella sera Luciano Pavarotti fu un gigante in scena. Anche dopo l’ultima nota, si profilò sul palco la sua ostinata presenza fisica, con le grandi braccia aperte nel gesto impossibile di accogliere a sé ogni spettatore seduto in palco e platea, di stringere ogni coppia di mani piena d’applausi, di respirare ogni grido di entusiasmo a lui dedicato. Braccia aperte e in bocca ancora ‘e muoio disperato! E non ho amato mai tanto la vita’

Avvisi ai Naviganti
16 ottobre 2017

(Anche) l’amore ai tempi della migrazione

“Il me semble que je serais toujours bien où je ne suis pas”, (“Mi pare che sarò felice dove non sono”), scriveva Baudelaire.
L’esistenza dei protagonisti di Exit West sembra accompagnata dalla medesima sensazione. Un malessere, un adagio cantilenante come la prosa costruita su lunghi periodi ridondanti di allitterazioni, reiterazioni e di tempi imperfetti, con cui Mohsin Hamid atarassicamente racconta.

Recensioni
5 settembre 2017

Umane congiunzioni

È risibile, imbarazzante, lo spazio televisivo dedicato ai libri. Come quello a mezzanotte all’interno di un contenitore di approfondimento dei principali accadimenti del giorno in cui quest’estate è stato presentato Del dirsi addio.
Un’attenzione inevitabilmente asettica all’oggetto in questione.
Eppure nell’ultimo romanzo di Marcello Fois c’è tanto.
Da leggere. Tanto da sentire.
Se Helen Phillps, con cui Fois dialogherà l’8 settembre in occasione della XXI edizione

Recensioni