13 maggio 2013

Pensare l’immagine, pensare per immagini

Il mondo di Luigi Ghirri al MAXXI di Roma

Luigi Ghirri, ritratto Ghirri, Boretto, 1989

Luigi Ghirri, ritratto Ghirri, Boretto, 1989

 Una grande antologica, forse la più significativa, per celebrare e raccontare Luigi Ghirri (Scandiano 1943 – Reggio Emilia 1992), fotografo reggiano di fama internazionale e autore fra i più importanti e influenti nello scenario della fotografia contemporanea, ha inaugurato lo scorso 24 aprile al MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo – di Roma. Nata dalla collaborazione tra il Comune di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna e lo stesso MAXXI, la mostra Luigi Ghirri. Pensare per immagini. Icone, Paesaggi, Architetture, visitabile nella sede romana sino al 27 ottobre 2013, avendo natura itinerante, approderà a Reggio Emilia in occasione dell’edizione 2014 di Fotografia Europea.
Figura fondamentale per la fotografia del secondo Novecento, ispirando la cultura visiva internazionale grazie alla sua capacità di immaginare l’esercizio della fotografia come accesso al mondo e alle sue rappresentazioni, Luigi Ghirri fu tra i promotori del rinnovamento della fotografia di paesaggio degli anni Ottanta. Fu stimato e collezionato, esposto e ricercato da New York a Parigi, da Londra a Tokio. Un importante tributo, dunque, ad uno dei maestri indiscussi della fotografia italiana da parte della città di Reggio Emilia che custodisce, presso la Fototeca della Biblioteca Panizzi, il suo intero archivio.
Oltre 300 scatti, menabò di cataloghi, libri appartenenti alla sua biblioteca privata, riviste, recensioni, collezioni di fotografie anonime, cartoline e dischi testimoniano la poliedricità di Ghirri il cui intento era, infatti, creare immagini che potessero dialogare con altri linguaggi. Non solo fotografo dunque, bensì anche editore, curatore, teorico e animatore culturale, in costante dialogo con architetti, scrittori, musicisti e artisti.

Luigi Ghirri, Lido di Spina, 1973

Luigi Ghirri, Lido di Spina, 1973

Attraverso la quotidianità i cui lacerti, apparentemente banali, la sapienza e la sensibilità ghirriane hanno reso eterni, i paesaggi, sempre soggetti iconici ora calati in un più ampio orizzonte, e le architetture, mediante le quali egli, a differenza di numerosi architetti, fu capace di raccontare la trasformazione dello sguardo sul paesaggio, si ripercorre la corposa opus del fotografo reggiano. Un percorso filtrato da “quell’ecologia dello sguardo, dello stupore” (così da egli stesso definita) per cui spogliarsi dei pregiudizi, delle sovrastrutture era essenziale per vivere e per guardare il mondo, spettacolo, questo, che il fotografo “aveva il compito di decifrare, interpretare e tradurre.” E la consapevolezza e la gioia del trovarsi qui, dell’osservare quel qui, sono state trasmesse ed insegnate da Luigi Ghirri dipinto oltre che come “maestro del colore” anche come “maestro del vedere e dell’abitare”. Un suo desiderio – è stato scritto – era che si raccontasse di lui come di una persona che attraverso il suo lavoro avesse circoscritto il proprio mondo interiore in rapporto al mondo esterno. Conferma assoluta sono i suoi inconfondibili scatti che trovano perfetta sublimazione nelle parole di Wallace Stevens, poeta a lui molto caro: “L’anima, dice, si compone del mondo esterno.”

Icone, Paesaggi, Architetture

Organizzata in tre sezioni tematiche – Icone (le icone abitanti del quotidiano), Paesaggi (i paesaggi come luoghi di attenzione e affezione, paesaggi artificiali e prospettive reali), Architetture (inventario di anonime architetture e interpretazione di architetture d’autore) – la mostra è costituta da un nucleo centrale, i Vintage prints stampati direttamente dall’autore, cui si accompagna una ristretta selezione di new prints. La scelta del percorso tematico anziché cronologico riverbera una modalità tipicamente ghirriana intendendo la fotografia come “oggetto non concluso, come un work in progress in costante elaborazione” e sottolineando l’abitudine dell’artista ad organizzare ciclicamente per “serie” le innumerevoli fotografie, osservandole, selezionandole, ordinandole alla ricerca di un inedito approccio critico al pensare l’immagine, al pensare per immagini.

Luigi Ghirri, Versailles, 1985

Luigi Ghirri, Versailles, 1985

 

Luigi Ghirri. Pensare per immagini. Icone, Paesaggi, Architetture
Roma
MAXXI
24 aprile – 27 ottobre 2013

 

 

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