15 ottobre 2013

L’Unione Europea tra memoria e oblio

Manuale dei diritti fondamentali e desiderabili
di Paola Severini Melograni

 

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Al fiume Gange dei diritti corrisponde un Himalaya di doveri.” Mahatma Gandhi.
Corrispondendo sempre un dovere ad un diritto, questo ipotetico esergo avrebbe trovato legittima collocazione nel Manuale dei diritti fondamentali e desiderabili (Oscar Mondadori), curato da Paola Severini Melograni, giornalista, conduttrice radiofonica e produttrice televisiva nonché Consigliere alla Direzione Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Un bizzarro manuale dei diritti, quasi un atto d’amore verso il marito, Piero Melograni, scomparso nel settembre 2012 e al quale il volume è dedicato, uno dei tre estensori italiani della Carta di Nizza che la iniziò al mondo dei diritti. Un mondo qui affrontato tra il serio e il faceto dove, infatti, a quelli già sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea si affiancano, in ossequio a quella “frivolezza” fondamentale nella vita e tanto cara a Paola Severini, i diritti possibili, sognati, desiderabili, quelli rubricati quali “paradossali”.

Qual è lo stato di salute dei 54 Diritti sanciti dalla Carta di Nizza del 2000?
Attualità o senescenza ed emendabilità?
Ma soprattutto: quali gli altri diritti?

Il responso alle settanta voci narranti appartenenti a protagonisti, più e meno noti, della società, della cultura e della politica, tutti accomunati, da Giulio Andreotti a Susanna Camusso, da Arnoldo Foà a Gianfranco Ravasi, da Antonio Ricci a Cesare Romiti, da Laura Boldrini a Cristina Mondadori, dalla medesima convinzione della possibilità di un mondo migliore e dalla medesima fiducia riposta nel cosiddetto Bene Comune. Affrontando temi sempre attuali quali la salute, l’istruzione, il lavoro, il pluralismo culturale, i diritti dei minori, “il mare di diritti” dei migranti, il diritto alla dignità umana, caposaldo di tutti i diritti umani, la fotografia del Documento dell’Unione Europea che emerge è fondamentalmente deludente, disattendente gli iniziali propositi. Perfettibile e valida base di partenza per veicolare il discorso dei diritti fondamentali, per taluni, incapace di soddisfare tutti i diritti sociali, di garantire gli interessi dei minori (… la nostra Europa, dove a ringhiare, con dolore e senza poesia, sono quei figli delle parzialità ai quali l’accoglienza è interdetta), per altri.
Copertina_Manuale Diritti
Ma se al paradosso è sottesa quella contrarietà all’opinione pubblica ed alla verosimiglianza sue per definizione, l’aggettivazione “paradossale” è qui da intendersi nell’accezione di bizzarro ma legittimamente desiderabile.
Come non condividere, infatti, il florilegio dei diritti “sognati” di molti dei quali ci si appropria senza tutela alcuna se non quella affidata all’arbitrio del singolo, come il “desiderato” diritto alla Felicità di Giulio Andreotti che ironicamente gli accorda una valenza avveniristica, o come quello all’Emozione della quale “tutto l’Ottocento italiano ed europeo ha vissuto”. Come il diritto alla Memoria che, al grido di denuncia “Nunca mas” dei movimenti nati contro le violazioni dei diritti umani perpetrati dai regimi oppressivi, si contrappone a quello, altrettanto legittimo, all’Oblio, al silenzio. Come i due diritti che ricordano, l’uno, una pratica sempre più desueta, l’Indignazione, l’altro, un esercizio dalle proprietà anche terapeutiche, quello all’Irrisione.
Assai caro a Paola Severini Melograni, memento dei suoi esordi professionali, è, poi, il diritto alla Poesia “che ci permette di vivere ogni giorno con la speranza della bellezza.” E quale “antidoto alla cupa pesantezza e volgarità dei nuovi stili di vita”, a quanto si alternava a quegli “sparuti e incostanti sprazzi di bellezza” di colui che della grande bellezza era alla ricerca, è il diritto esposto dal cardinale Gianfranco Ravasi. “Una bellezza lieve, innovativa, che ama e non sfregia lo splendore del passato, bensì capace di creare nuove forme di armonia, di originalità, di arte.” Un diritto, quello alla Bellezza, esaltato e praticato dalla classicità e dalla tradizione ebraico-cristiana. “La potenza del bene si è rifugiata nella natura del bello, affermava, infatti, Platone.” Bellezza, dunque, quale depositaria della verità ignorata sia dalla ragione che dalla scienza.
O come, ancora, il diritto ad un’Europa dei popoli, o quello ad una Rieducazione umana, dove il lirismo dell’antologia dei diritti desiderabili incontra il brutale realismo di dimensioni non propriamente astratte, confondendosi con le istanze “ortodosse”.

Dimostrare, con questo Manuale, che prima dei doveri vengono i diritti è l’intento di Paola Severini Melograni. Ovviamente imprescindibile, tuttavia, è la correlazione tra i primi e i secondi, dovendo ad ogni diritto corrispondere l’obbligo di rispettarlo. Rita Levi Montalcini docet.
Benché chimerico (ma forse non del tutto), il Manuale dei diritti fondamentali e desiderabili, è da leggersi come una salvifica “carta di intenti di pronto soccorso”. Una sorta di pamphlet mirante sia all’ennesima denuncia delle endemiche storture istituzionali e non, sia a preconizzare, ancorché assai lungi, “una società armoniosa attraversando insieme l’avvenire desiderato.”

 

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