29 marzo 2019

Legami fotografici

 

«In verità, quella che voi chiamate libertà è la più forte di queste catene,
anche se i suoi anelli brillano al sole e vi abbagliano gli occhi»

[Il profeta]
Kahlil Gibran

 

 

Un dialogo muto, all’interno di un video, tra il corpo di un ballerino e un robot che muovendosi insieme confrontano le proprie diversità è la sintesi emblematica della XIV edizione di Fotografia Europea.
LEGAMI. Intimità, relazioni, nuovi mondi è, infatti, il titolo del Festival che, in programma a Reggio Emilia dal 12 aprile al 9 giugno 2019, mostra e indaga il continuum delle relazioni umane.
Relazioni in tutta la loro estensione, da quella affettiva, individuale, dunque, privata, a quella sociale, collettiva, dunque, pubblica.
Un tema atemporale, afferendo il passato, il presente e il futuro, dal carattere particolare e generale, e dalla matrice letteraria e filosofica.
I soggetti di una relazione inevitabilmente tendono a modificarsi in virtù del legame che condividono: oltre all’io e al noi subentra anche l’altro da sé proiettato entro il proprio orizzonte agito e sentito. E la definizione di questi legami, di queste relazioni, di questi nuovi mondi forgiano e strutturano la società in cui si vive, si agisce e si sente.
I rapporti tra le persone, tra le culture, tra i saperi, declinati nelle diverse dimensioni e nei diversi livelli sono, dunque, i soggetti degli “obiettivi” degli artisti protagonisti della Kermesse impegnati in infinite elaborazioni concettuali e visive.
Fotografi affermati, nuove generazioni e neofiti interpretano l’eterogeneità relazionale umana nonché il legame profondo tra la fotografia e il mondo, inscenando la complessità della società contemporanea.
Sempre ricco, pervasivo e dal respiro internazionale si presenta il calendario di Fotografia Europea (fotografiaeuropea.it), a partire dalle giornate inaugurali, che si terranno dal 12 al 14 aprile, con novità progettuali ed espositive: come i sotterranei del Teatro Municipale Valli quale nuova sede museale.
Innovazione e tradizione, dunque.
Mostre, conferenze, concerti, light show, spettacoli, workshop, letture portfolio, visite guidate con fotografi e curatori e proposte didattiche rivolte ai più piccoli accompagneranno in questi mesi la città tutta avvolgendola e abbracciandola con il fil rouge dei legami.
Tra i numerosi appuntamenti il 25 e il 26 maggio è previsto un focus sul Giappone, Paese ospite dell’edizione 2019, con il gruppo Munedaiko in un concerto di tamburi tradizionali giapponesi (taiko), mentre il 31 maggio torna con la sua riconosciuta ironia Ermanno Cavazzoni, noto scrittore e sceneggiatore, per presentare il suo Almanacco 2019.
I legami, quelli veri e importanti, si mantengono. Sempre aperto e fitto è, infatti, il dialogo cittadino, forte di una consolidata e sinergica rete nazionale, con autorevoli istituzioni culturali della Regione che ospiteranno mostre declinate sul tema portante: la Fondazione MAST di Bologna, il CSAC dell’Università di Parma, la Collezione Maramotti di Reggio Emilia, la Fondazione Modena Arti Visive (FMAV), il Museo d’Arte della città di Ravenna (MAR), l’Osservatorio Fotografico di Ravenna e Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera.

Promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme con il Comune di Reggio Emilia e la Regione Emilia-Romagna, e con il sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali, Fotografia Europea è curata dal Comitato Scientifico della Fondazione Palazzo Magnani, composto da Marco Belpoliti, Vanni Codeluppi, Marina Dacci, Marzia Faietti, Gerhard Wolf e dal direttore artistico Walter Guadagnini.

Circuito OFF

Immancabile appuntamento è quello del Circuito OFF, la corale sezione indipendente e autogestita del Festival che nasce dalla spontanea iniziativa delle persone. Oltre 300 le esposizioni, gli eventi, gli incontri in programma promossi da gallerie, associazioni, soggetti pubblici e privati, dislocati nel territorio provinciale che accenderanno di significato i legami e le relazioni nelle giornate inaugurali e nei successivi fine settimana sino al 9 giugno. Tra musica e fotografia, il 27 aprile sarà serata interamente deputata al Circuito OFF.


Palazzo Magnani
corso Garibaldi, 29

Al maestro dello stile e dell’eleganza, Horst P. Horst, è dedicata Una retrospettiva realizzata in collaborazione con la galleria Paci contemporary di Brescia: 120 immagini che legano le tappe fondamentali della vita dell’uomo e della carriera del fotografo al tema del Festival. Non mancano gli iconici scatti per Vogue e Harper’s Bazaar che dagli anni Trenta agli anni Cinquanta lo hanno reso protagonista della fotografia di moda a livello mondiale, come non mancano i ritratti della comunità artistica parigina degli anni Trenta, oltre alle fotografie a colori riviste sotto una nuova luce dalla mostra antologica riservatagli dal Victoria & Albert Museum di Londra nel 2015.

1. Horst P. Horst, Mainbocher corset, Paris 1939, cm 40,5×50,5 cs. Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)

 

Palazzo Da Mosto
via Giovanni Battista Mari, 7

Unbridled Curiosity è l’antologia dedicata al maestro della fotografia americana, Larry Fink. Con 190 scatti in bianco e nero il suo occhio “curioso” fissa i legami tra le persone, cogliendone l’anima e l’intimità, e i vincoli tra le persone e i luoghi, tutti calati nei più differenti contesti: dalle grandi battaglie civili ai party esclusivi Hollywoodiani, dai grandi musei alla vita rurale, alle palestre pugilistiche.

La condizione transitoria di sei città della Penisola Araba – Abu Dhabi, Doha, Dubai, Kuwait City, Manama, Riyadh – è rappresentata da Michele Nastasi in Arabian Transfer mediante territori di approdo di uomini e culture. Nuovi mondi, laboratori viventi la cui identità si confronta con i modelli occidentali e con le culture di provenienza degli abitanti.

Larry Fink, Peter Beard Opening, New York City, November 1977

Michele Nastasi, Plant Souk, Riyadh, Riyadh, Arabia Saudita, 2017. Courtesy Michele Nastasi


Sinagoga
via dell’Aquila, 3

Urban Screens del maestro della fotografica italiana Vincenzo Castella è occasione per riflettere sul rapporto dell’uomo contemporaneo con l’elemento naturale, una vegetazione al contempo addomesticata e inconoscibile. Fotografie di grande formato (cm 180 x 226) e schermi video offrono un viaggio iconografico, ideologico e mobile dell’universo naturale che, grazie alla fotografia, trova una sua forma di disordinata bellezza.

Vincenzo Castella, Urban Screen #3, Courtesy Vincenzo Castella

Chiostri di San Pietro
Via Emilia S, Pietro, 44/c

È a più voci il racconto del Paese ospite di Fotografia Europea 2019, il Giappone: quelle di giovani fotografi giapponesi esponenti delle nuove tendenze di una scuola fotografica tra le più significative della contemporaneità – Kenta Cobayashi, Motoyuki Daifu, Ryuichi Ishikawa -, quelle di artisti europei  –Justine Emard, Vittorio Mortarotti, Pierfrancesco Celada, e quelle asiatiche – Pixy Liao – .

La voce di Kenta Cobayashi in Photographic Universe parla della variabilità dell’immagine fotografica, artefice di un universo instabile e mutevole. I software di manipolazione digitale creano, infatti, una serie infinita di rappresentazioni dall’effetto straniante in cui la fotografia diviene una sorta di “portale”.

Con le 20 immagini inedite della sua ironica serie Holy onion, Motoyuki Daifu racconta il valore iconico attribuito a comportamenti apparentemente banali e quotidiani.

Mitsugu per voce di Ryuichi Ishikawa parla di persone borderline nella storia e nella cultura di Okinawa, evidenziandone il conflitto tra bellezza universale della vita e società creata dagli esseri umani.

La voce rivelazione dell’ultima stagione della fotografia mondiale, Pixy Liao, con Experimental Relationship (2007 to now), esplora le possibilità alternative delle relazioni eterosessuali, in cui uomo e donna si scambiano il loro ruolo di sesso e potere.

È la voce dell’alterità delle macchine, invece, quella di Justine Emard. La serie La notte dei tempi è una rappresentazione poetica e coinvolgente di installazioni video e fotografie in cui l’antitesi di tecnologia e spiritualità edifica un ponte tra l’intelligenza artificiale e quella umana.

Uno dei tre vincitori della open call di quest’anno, Piefrancesco Celada, con I wish I knew your name, Japan mostra come la megalopoli Tokyo-Nagoya-Osaka (ossia Taiheiyō Belt), nonostante abbia potenzialmente un numero elevatissimo di interazioni, si stia muovendo nell’opposta direzione.

The first day of good weather parla con la voce dei ricordi storici ed epocali ma anche intimi e autobiografici di Vittorio Mortarotti: il lancio della bomba atomica su Hiroshima e la perdita del fratello. Un’esplorazione fisica e metaforica tra quello che rimane (macerie, rottami, oggetti trovati) e quelli che rimangono (i sopravvissuti).

Dalla committenza assegnatagli la scorsa edizione a tema “Rivoluzioni. Ribellioni, cambiamenti, utopie”, Francesco Jodice presenta Rivoluzioni, un progetto video elaborato sul concetto di circolarità e ispirato ad un evento realmente accaduto: l’ultimo messaggio inviato dalla sonda cinese Kaiju 2 prima di scomparire all’interno di un buco nero. Il gioco tra realtà e finzione cinematografica insieme con l‘utilizzo inedito del colore sono un sorprendente binomio.

Nata dalla collaborazione tra Fondazione Palazzo Magnani, Fotografia Europea e la Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto è la produzione inedita che vede l’incontro tra le fotografie di Jacopo Benassi e la danza di due interpreti, uno abile e l’altro disabile. Scevro da pietismi e facili emozioni, l’approdo è la possibilità di stabilire una gamma più ampia di virtuosismi, anche al di fuori dei confini convenzionali.

Protagonista della fotografia documentaria contemporanea europea, Samuel Gratacap espone un progetto dalla valenza sociale e politica, nato nel 2014 in Libia, sul confine tunisino, dall’incontro con i migranti Fifty-Fifty, coloro che vivono a metà – ‘50/50’ – tra la vita o la morte.

Presente nella sua ottava edizione anche lo Speciale Diciottoventicinque, il progetto dedicato alla formazione dei più giovani nell’ambito di Fotografia Europea. I partecipanti, sotto il tutoraggio del collettivo Kublaiklan, hanno realizzato un progetto incentrato sul concetto di co-autorialità che riflette sulle diverse pratiche di costruzione dell’immagine.

Kenta Cobayashi, Shibuya Yellow, #smudge, 2018©Kenta Cobayashi, Courtesy METRONOM, Modena

Pixy Liao – It’s never been easy to carry you. 2013

Justine Emard, La notte dei tempi, Co(AI)xistence. 2019 © Justine Emard – ADAGP

Samuel Gratacap, Detention center for migrants, Zawiya (2014) © Samuel Gratacap

Sotterranei del Teatro Municipale Romolo Valli
Piazza Martiri del 7 luglio, 1

L’inedito spazio espositivo ospita gli altri due artisti selezionati attraverso la open call del Festival: il finlandese Jaakko Kahilaniemi e la franco-armena Lucie Khahoutian. Con 100 hectares of understanding il primo ha dato vita ad un progetto concettuale che approfondisce la composizione e il significato di un’area boschiva selvaggia in Finlandia, mentre la seconda con The Tapestry in my room indaga la costante dicotomia della sua visione del mondo, confrontando realtà e codici propri dell’Armenia e della Francia.

Jaakko Kahilaniemi, Preserving Nature, 2018©Jaakko Kahilaniemi

Spazio Scapinelli
piazza Pietro Scapinelli, 1

Un importante anniversario per tifosi e appassionati è Obiettivo Granata 1919/1929. In occasione della ricorrenza dei cento anni di storia della squadra di calcio Reggiana, tra vittorie, sconfitte, gioie e delusioni, dagli albori alla conquista della massima serie, vengono ripercorsi, attraverso gli scatti dei maestri fotografi reggiani, i suoi primi dieci anni di vita.

 

Una formazione della Reggiana nel campionato 1919/2


Chiesa di San Nicolò e Battistero
via San Nicolò, 5 – piazza Prampolini

Verso Gerusalemme è il viaggio di Giovanni Chiaramonte. Un percorso alla ricerca del proprio destino, a partire dalla tomba della madre, attraversando le città e i luoghi in cui è nata la storia dell’Occidente: Atene, Roma, Berlino. I suoi scatti, definiti “strumenti di meditazione”, narrano di quelle rovine lasciate dai totalitarismi e dalle guerre del XX secolo che nell’Olocausto hanno visto l’epilogo.

Giovanni Chiaramonte, Via Dolorosa, Gerusalemme, 1988 © Giovanni Chiaramonte

 

Chiostri di San Domenico
Via Dante Alighieri, 11

I sette vincitori della call di Giovane Fotografia Italiana, il progetto dedicato ad artisti italiani under 35, giunto alla settima edizione, presentano Ropes/Corde. Fabrizio Albertini, Silvia Bigi, Emanuele Camerini, Marta Giaccone, Luca Marianaccio, Iacopo Pasqui e Jacopo Valentini affrontano metaforicamente e simbolicamente oggetti che, declinati nei differenti utilizzi, creano altrettanti differenti legami e significati: unione, salvezza, ostacolo, impedimento, prigionia.

Lo sguardo dei cittadini racconta le meraviglie del patrimonio architettonico, l’evoluzione e i mutamenti del paesaggio dell’Emilia Romagna nelle fotografie presentate da Scatta la cultura, la mostra che accoglie le fotografie selezionate attraverso l’omonimo concorso indetto dalla Regione Emilia-Romagna.

Luca Marianaccio, 404notfound © Luca Marianaccio

 

Spazio Gerra
piazza XXV Aprile, 2

Il decennio d’oro della canzone d’amore italiana, sviluppatasi negli anni Settanta, è Canzone, esposizione incentrata, attraverso autori e interpreti, sui temi della confessione e sui relativi processi d’identificazione.

Patti Pravo, TecheRAI

 

Biblioteca Panizzi
via Farini, 3

È uno sguardo inusuale a rivisitare i fondi fotografici delle famiglie reggiane nella rassegna Famiglie – Un mondo di relazioni. A confronto gli scatti eseguiti da professionisti e da dilettanti durante occasioni significative della vita familiare come battesimi, cresime, matrimoni. Un viaggio anche intimo nelle storie famigliari, nei loro spazi privati, domestici, in quelli dell’infanzia e del passato.

 

Oliviero Toscani, United Colors of Benetton , 1992, ®olivierotoscani. Museo d’Arte della città di Ravenna – MAR

18. Franco Fontana, HAVANA 2017 F© Franco Fontana. Fondazione Modena Arti Visive – FMAV


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