15 ottobre 2016

I’m There


Bob-Dylan

 

Non c’è Bob Dylan in I’m Not There (Io non sono qui). Almeno fisicamente.
Nel film del 2007 diretto da Todd Haynes  ci sono sei sue anime interpretate da altrettanti personaggi e attori dal volto anche femminile e non caucasico. In virtù della temperie del Dylan poeta, di quello profetico, predicatore, del “falso”, del “giuda” della svolta elettrica, del fuodel cowboy solitario, il cantautore originario di Duluth, nel Minnesota, è stato insignito del Nobel per la Letteratura: “per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della tradizione della grande canzone americana”.
Un’attribuzione che ha segnato uno spartiacque nel mondo letterario, profanato secondo alcuni, “esteso” secondo altri, avendo tesaurizzato i versi del cantante che condividono la stessa dignità e la stessa forza delle poesie di Eugenio Montale e di altri sommi poeti.
Le canzoni di Dylan ci sono. Ci sono con il fervore della denuncia sociale, dell’impegno politico e civile, del suggestivo vaneggiamento lisergico, non disattendendo, certamente, quella “tendenza idealistica” che secondo il signor Alfred Bernhard Nobel era la conditio sine qua non per l’assegnazione del riconoscimento.
La voce di Bob Dylan c’è, nonostante la criptica – connotazione calzante anche per molte delle sue ballate – assenza di un suo commento in merito, forse deliberatamente lungi da qualsiasi autocompiacimento agiografico.
Il poeta Lello Voce, in un illuminante articolo (ilfattoquotidiano.it)  ha scritto che giovedì 13 ottobre 2016, giorno della scomparsa del grande Dario Fo, anch’egli insignito assai discusso nel 1999 perché tracimante gli schemi tradizionali, e dell’attribuzione del premio a Dylan, ha avuto luogo un significativo passaggio di testimone: quello dal giullare “grammelottesco” al leggendario e ieratico menestrello del Greenwich Village, in difesa del Diritto di un diverso uso della Parola.
Ai detrattori, ai benpensanti, ai millantatori, ai rosiconi, la risposta è questa:

 

(…)
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,

I’m not sleepy and there is no place I’m going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I’ll come followin’ you.

Take me on a trip upon your magic swirlin’ ship,
My senses have been stripped, my hands can’t feel to grip,
My toes too numb to step, wait only for my boot heels
To be wanderin’.
I’m ready to go anywhere, I’m ready for to fade
Into my own parade, cast your dancing spell my way,
I promise to go under it.

Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I’m not sleepy and there is no place I’m going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I’ll come followin’ you.

Though you might hear laughin’, spinnin’, swingin’ madly across the sun,
It’s not aimed at anyone, it’s just escapin’ on the run
And but for the sky there are no fences facin’.
And if you hear vague traces of skippin’ reels of rhyme
To your tambourine in time, it’s just a ragged clown behind,
I wouldn’t pay it any mind, it’s just a shadow you’re
Seein’ that he’s chasing.

Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I’m not sleepy and there is no place I’m going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I’ll come followin’ you.

Then take me disappearin’ through the smoke rings of my mind,
Down the foggy ruins of time, far past the frozen leaves,
The haunted, frightened trees, out to the windy beach,
Far from the twisted reach of crazy sorrow.
Yes, to dance beneath the diamond sky with one hand waving free,
Silhouetted by the sea, circled by the circus sands,
With all memory and fate driven deep beneath the waves,
Let me forget about today until tomorrow.
(…)

 

 Mr Tambourine Man [1965]
Bob Dylan

 

(…)
Hey! Signor Tamburino, suonami una canzone
Non ho sonno e non c’è nessun posto dove andare
Hey! Signor Tamburino, suonami una canzone
Nel mattino tintinnante ti seguirò

Portami in un viaggio sulla tua magica nave turbinante
i miei sensi sono spogli, le mie mani non hanno presa
le dita dei miei piedi troppo intorpidite per camminare
aspettano solo i tacchi dei miei stivali per vagabondare
Sono pronto per andare dovunque, sono pronto a svanire
nella mia parata personale, lancia il tuo incantesimo danzante,
prometto di sottomettermi.

Hey! Signor Tamburino, suonami una canzone
Non ho sonno e non c’è nessun posto dove andare
Hey! Signor Tamburino, suonami una canzone
Nel mattino tintinnante ti seguirò

Sebbene tu senta ridere, ruotare, dondolare follemente attraverso il sole
ciò non è rivolto a nessuno, semplicemente sta scappando di corsa
e, tranne il cielo, non trova barriere
E se senti vaghe tracce di mulinelli di rime saltellanti
al tempo del tuo tamburino, non è altro che un lacero pagliaccio
Fosse per me non gli presterei nessuna attenzione, vedi bene che è solo
un’ombra quella che insegue

Hey! Signor Tamburino, suonami una canzone
Non ho sonno e non c’è nessun posto dove andare
Hey! Signor Tamburino, suonami una canzone
Nel mattino tintinnante ti seguirò

Allora fammi scomparire tra gli anelli di fumo della mia mente
giù nelle nebbiose rovine del tempo, lontano dalle foglie gelate
dai terrificanti alberi infestati da fantasmi, su spiagge tempestose,
fuori dal corso attorcigliato del folle dolore
Sì, danzare sotto il cielo adamantino con una mano che fluttua libera
stagliata contro il mare, e intorno un cerchio di sabbia,
con i ricordi ed il destino persi nelle onde
lasciami scordare l’oggi fino a domani
(…)

 

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