10 novembre 2017

Sinestesiche empatie a Palazzo Magnani

Kandinsky→Cage: Musica e Spirituale nell’Arte
Palazzo Magnani
Reggio Emilia
11 novembre 2017 – 25 febbraio 2018

 

 

Secondo Wassily Kandinsky il colore era il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima il pianoforte dalle mille corde e l’artista era la mano che, toccando questo o quel tasto, faceva vibrare l’anima. John Cage invitava a studiare Duchamp per scrivere musica e Marianne Werefkin riteneva che il pensiero artistico fosse rivelazione della vita in termini di colore, forma e musica, e avesse valore solo se personale: “Il mondo dell’artista è nei suoi occhi, e questi a loro volta gli creano un’anima. Educare questi occhi per ottenere un’anima sensibile è il dovere principale di un artista”.

Arte? Musica? Spirito? Quale il loro rapporto?

Ricorrendo quest’autunno vent’anni di attività della Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, l’attesissima mostra Kandinsky→Cage: Musica e Spirituale nell’Arte, che inaugura domani, 11 novembre, rappresenta un ricordo ed una celebrazione.
“Sia per la miscela di arte visiva e musica, sia per i tanti riferimenti alla cultura germanica di cui fu grande conoscitore, essa ci permette di ricordare con adeguata pertinenza Luigi Magnani, vero intellettuale poliedrico e, insieme, raffinato collezionista”, afferma, infatti, il Presidente Davide Zanichelli.
Gli echi dell’evento sono, per l’appunto, germanici risalendo a fine Ottocento e ad inizio Novecento quando il culto di Goethe, il wagnerismo, le speculazioni filosofiche e le ricerche scientifiche riverberano l’esigenza di un’armonia dell’individuo con il tutto, la necessità di una “spiritualizzazione” del lavoro artistico dal potente impatto sulle arti figurative, favorendo il ricorso al modello della musica.

“A partire dalla fine dell’Ottocento sino ai giorni nostri si può individuare un filo rosso che pone la musica in connessione con gli sviluppi dell’arte moderna e contemporanea – commenta la curatrice Martina Mazzotta – . Non vi è artista che non si sia confrontato con l’immaterialità dell’arte-sorella, con la sua sovrana indipendenza dal mondo del visibile e dalle finalità riproduttive. Sintomi dell’invecchiamento dell’arte, diceva il filosofo Adorno, sono l’individualismo e il razionalismo sempre più esasperati. Alla musica, allora, va il ruolo di restituire all’arte il suo compito più nobile e antico, quello di divenire sede di idee universali.”

È un nuovo corso quello della Fondazione reggiana che, secondo il Presidente, con l’occasione “inaugura un approccio ai progetti culturali che proprio nella traccia di una possibile risposta si colloca”.
Cosa può dirci oggi il legame Arte-Musica-Spirito?
La voce degli artisti in mostra parla ancora alle orecchie degli uomini del 2017?
“Le tante iniziative collaterali che dalla mostra originano suggeriscono un esito affermativo e ottimistico – si risponde Zanichelli – . In particolare i laboratori per bambini e ragazzi costruiti insieme con esperti di arteterapia e musicoterapia indicano uno spazio di pensiero e di lavoro educativo dove il fare arte interviene come strumento principale nella sollecitazione di dinamiche interiori capaci di stimolare al meglio lo sviluppo integrale dell’essere umano. In un momento storico caratterizzato dalla forte proposta di approcci unilaterali basati su un pensiero analitico che separa e riduce, l’Arte, con il suo portato spirituale, può fungere da balsamo contro disincanto e cinismo.”

All’interiorità e alla spiritualità il compito, dunque, di sottotesto dell‘esposizione, connotata dalla multisciplinarietà e maiuetica di molteplici suggestioni, generate non soltanto dai due artisti nel titolo ma anche da protagonisti dell’arte e della musica che con essi si sono “incastrati”.
Un’esperienza sinestesia ed empatica coinvolgente i visitatori in un processo ludico e ri-creativo dell’opera, un percorso in cui pittura, scultura, teatro, danza e cinema dialogano con la non-oggettività della musica e in cui campane sonore (avvolgenti come in un cilindro acustico), accompagnamenti musicali (Stravinsky per le opere di Kandinsky), video, brani letterari e installazioni incoraggiano un’immersiva fruizione.
Sono vere sinfonie di colori, componimenti cromatici quelli esposti a Palazzo Magnani sino al 25 febbraio 2018, a partire dai bozzetti di opere di Richard Wagner, di Max Klinger e di Lubok e dalle cinquanta opere di Wassily Kandinsky, tra le quali spiccano quelle dalla valenza musicale, come gli acquerelli dipinti per gli spettacoli teatrali e per “Quadri di un’Esposizione” sulla musica di Mussorgskij, giungendo all’astrattismo spirituale che sprigiona il suono interiore dei segni e dei colori e la libertà della materia con la cosiddetta “das Geistige in der Kunst”, “lo spirituale nell’arte”.

Constantin Čiurlionis e Arnold Schöenberg, musicisti e artisti, con opere, spartiti e dipinti, Paul Klee, il grande pittore e musicista tedesco immancabile per l’occasione, Marianne von Werefkin, la pittrice precorritrice del pensiero artistico come “rivelazione della vita in termini di colore, forma e musica”, Oskar Fischinger, di cui Kandinsky fu ispiratore, e che divenne poi maestro di Cage negli Stati Uniti, contribuiscono tutti alla scoperta della spiritualità delle forme, dei suoni e dei colori, ed alla comprensione del legame tra musica e arte, la quale, qui astratta, è interpretabile anche in senso mistico, antroposofico, religioso e cosmico.
All’appello, tra gli altri, anche Nicolas De Staël, Fausto Melotti, presenti con dipinti e sculture musicali, e Giulio Turcato, di cui vedono la luce dopo trentatré anni acquerelli, maquette, con video e musiche di Luciano Berio appartenenti a “Moduli in Viola. Omaggio a Kandinsky”, lo spettacolo realizzato per la Biennale di Venezia del 1984.

Un importante e doveroso omaggio, infine, al musicista, pensatore, poeta e artista John Cage, i cui crismi introspettivi e artistici ben si sposano con la spiritualità dell’artista russo. La sezione a lui dedicata è arricchita anche da suggestive installazioni come la ricostruzione di un ambiente anecoico, una “sala del silenzio” che ospita una tela bianca di Robert Rauschenberg, [“in quella stanza udii due suoni, uno alto e uno basso – affermò Cage all’epoca – (…) Il tecnico di servizio disse che il suono alto era il sistema nervoso in funzione, quello basso il sangue in circolazione”], e come la riproduzione di un teatro (qui ricreato è il Teatro Romolo Valli) che inscena una reinterpretazione in miniatura della composizione per orchestra “Ocean”, durante la quale il visitatore sarà coinvolto e avvolto da onde musicali in virtù di quella Einfuehlung” (empatia) di kandinskyiana reminiscenza.

 


Una serie di attività collaterali quali concerti, lezioni concerto, conferenze, workshop, realizzate in collaborazione con altre importanti istituzioni, unitamente ad attività formative e didattiche, saranno complementari alla mostra arricchendola nell’approfondimento del rapporto tra arte e musica.
Promossa da Fondazione Palazzo Magnani e Skira Editore con la partecipazione di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Comune di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna, Provincia di Reggio Emilia, Fondazione Cassa di Risparmio Pietro Manodori, Camera di Commercio di Reggio Emilia, l’esposizione, oltre alla curatela di Martina Mazzotta, vanta un Comitato Scientifico presieduto da Paolo Repetto e composto da Enzo Bianchi, Gillo Dorfles, Michele Porzio, Peter Vergo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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