24 novembre 2019

Trasformazioni_Novembre

 

 

« – Che abbiamo oggi Pasquale? – chiesi entrando in studio e pensando, nello stesso momento e per l’ennesima volta, che si trattava di un rituale di cui ero stanco.
– Vediamo… la Colella dovrebbe venire finalmente a pagare. Poi c’è il consulente tecnico del processo Moretti, la questione della lottizzazione; passa a prendersi le carte, ma dice di voler parlare con lei cinque minuti. E alle sette una cliente nuova.
– Chi è?
– Si chiama Delle Foglie. Ha telefonato ieri pomeriggio, ha chiesto un appuntamento il prima possibile. Ha detto che è una cosa grave che riguarda suo figlio.
– Delle Foglie e poi?».
Lorenza. Lorenza Delle Foglie. È grazie a lei che la penna, ironica, piana e coinvolgente, di Gianrico Carofiglio riconduce nelle aule del tribunale di Bari l’avvocato Guido Guerrieri, qui in una veste più introspettiva. Ne La misura del tempo (Einaudi) la storia personale del protagonista si intreccia con la storia processuale  di un nuovo caso da risolvere. Un continuo dialogo tra nostalgia e suspense, tra passato, “un’epoca di stupore che stordiva”, e presente, un tempo di sbiadite reiterazioni, in cui l’avvocato Guerrieri si interroga sui paradossi del tempo, trovandovi, forse, risposta.
«Hai mai fatto caso, Guido, a come la vita sembri accelerare con l’età?».

 

«Nessuno mi ha insegnato a scrivere, non ho mai imparato tecniche di scrittura, e per dirla tutta non ho mai studiato molto. Allora come ho fatto a imparare a scrivere? Ascoltando la musica. Cosa conta di più nella scrittura? Il ritmo. Se in un testo non c’è ritmo, nessuno lo leggerà. Perché mancherà quel senso del movimento che è come una pressione dall’interno, e porta il lettore avanti, pagina dopo pagina».
Un famoso scrittore giapponese ed un altrettanto celebre direttore d’orchestra si incontrano nei pomeriggi tra il novembre 2010 e il luglio 2011. Sono Haruki Murakami e Ozawa Seiji e il risultato è Assolutamente musica (Einaudi). Sei conversazioni e quattro interludi sulla musica – un amore onnipresente nelle opere di Murakami – , sul suo rapporto con la scrittura, sulla sua storia, sul suo significato. Parlare di musica apertamente e onestamente, sottolineando le rispettive modalità di dedicarvisi, era il suo intento. Penna e bacchette, così, seguendo un ritmo fatto di successione “di forme di movimento, di suoni e di pause, di luce e di buio, di frenesia e di quiete”, dialogano serratamente, in totale libertà, componendo un’opera capace di accendere una “scintilla” e di creare una “magia”.

 

«Un uomo che sta per diventare padre non lo riconosci da niente. Nessuno gli cede il posto, nessuno gli fa largo, nessuno suppone di doverlo proteggere, o compatire.
 Può uscire con una ragazza, bere con lei, fare il brillante: nulla, della sua attesa, sarà svelato. Può lui stesso, per qualche ora, dimenticarsene, e non sarà certo il corpo a ricordarglielo. Affamato, eccitato, stanco, però come sempre.
Se infine non si troverà lì, niente potrà avvertirlo: non un presagio, un campanello, un dolore, un acquazzone, niente. Non resteranno segni addosso. Dovrà, per qualche via, essere raggiunto dalla notizia: svegliandosi nell’albergo lontano in cui è fuggito; o sentendo di perdere un battito, prigioniero di un mezzo di trasporto ormai in ritardo. C’è una strada, un ponte da percorrere, corto qualche mese o magari mezzo secolo.
Così, in questa storia, non mi basta sapere l’emozione confusa di quando all’Irlandese, a Ermes , a Gaetano, la rispettiva ragazza ha comunicato di essere incinta. Vorrei sapere se, quando e come ciascuno di loro ha maturato coscienza della trasformazione. C’è stato forse un contatto, un’ansia diversa, qualcosa come un clic, una notte insonne?».
Roma, primi anni Ottanta. Sul fondale di un’Italia quasi reduce dagli Anni  di piombo, tre differenti coppie, tre differenti storie accomunate tutte da un’ecumenica presa di coscienza: il riconoscersi figli nel momento di una trasformazione, nel momento in cui si diventa genitori. E quel tempo in cui una primavera diventa estate è anche l’occasione di grandi speranze e di altrettanto significativi inganni. Con voce lirica e lieve, Paolo Di Paolo in Lontano dagli occhi (Feltrinelli) racconta una storia di struggente bellezza e profondamente empatizzante, perché «Niente ci accomuna come l’essere figli».

 

«Un tale si meravigliava della facilità
con cui percorreva la via dell’eternità.
Di fatto la stava percorrendo in discesa»
Kafka

 

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