30 maggio 2017

Chi è il più buono del reame?

Il Parmigiano Re
Grandi scrittori per un grande formaggio
di Paolo Brogi

 

 

 

Si dice che alla mattina sia oro, a mezzogiorno argento e piombo la sera, ma c’è chi lo mangerebbe a morsi, alla stregua di un panino, a qualsiasi ora del giorno.
Ha un antagonista, una sorta di “controfigura” velleitaria con la quale peccato veniale è confonderlo ed è dotato di una sigla a sua tutela anche al di fuori dei confini nazionali. Ma oltre che sulla tavola il Parmigiano Reggiano ha un posto d’onore anche nella letteratura.
Per Giovanni Boccaccio il Paese di Bengodi, la rinnovata versione del Paese di Cuccagna edificato con cazzuolate di carne, pesce, vino e dolci, e località dove le pantagrueliche prelibatezze gastronomiche fungono da contraltare della fantasia popolare alle gravi carestie che nel XVIII vessarono l’Italia, si impreziosisce del grande assente latticino. Accade nella terza novella (nota come di “Calandrina e l’Elitropia”) dell’Ottava Giornata del Decameron.

“A’quali ragionamenti Calandrino posto orecchie, e dopo alquanto levatosi in piè, sentendo che non era credenza, si congiunse con loro; il che forte piacque a Maso; il quale, seguendo le sue parole, fu da Calandrin domandato dove queste pietre così virtuose si trovassero.
Maso rispose che le più si trovavano in Berlinzone, terra de’ Baschi, in una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce, e avevasi un’oca a denaio e un papero giunta, ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli, e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciol d’acqua.”

Accade nel decimo capitolo dell’appassionato Anna Karenina di Tolstoj divenendo, “il solito formaggio” durante il pranzo tra il principe Oblonski e Levin in un lussuoso ristorante moscovita e rivelando consolidati usi gastronomici.

” – Che cosa berremo?
– Quello che vuoi, pur che non sia molto… Prenderò della sciampagna – disse Levin.
– Come? Fina dal principio? Eppure, hai ragione. Perché no?
Preferisci la marca bianca?
– Cachet blanc? – intervenne il tartaro.
– Ebbene, servicelo con le ostriche. Poi si vedrà.
– Saranno subito serviti. E quale vino da tavola?
– Dacci del Nuit… No, è preferibile il classico Chablis.
– Sarà servito. E il solito formaggio?
– Sì, Parmigiano (…)”

E attraversando la Manica e approdando sull’ Isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, è nel diciannovesimo capitolo dell’avventura piratesca che si svela quale “inaspettata risorsa alimentare” custodita – preziosa reliquia – al collo dal dottor Livesey, il quale rende edotto il giovane Jim delle sue qualità nutrizionali salvifiche per la sopravvivenza. A conferma del suo essere alimento sano e completo, ricco di proteine, vitamine e sali minerali.

 ” – Questo Ben Gunn che uomo è?
– Non saprei, signore. Non sono sicuro che sia sano di mente.
– Se hai qualche dubbio di pure che non lo è – riprese il dottore.
Un uomo rimasto tre anni a rosicchiarsi le unghie sopra un’isola deserta non potrà mai apparire sano di mente come uno di noi.
Non è conforme a natura. Ma tu mi dicevi che sospirava un pezzo di cacio, no?
– Sì, signore, cacio?
– Ebbene, Jim, vedi che a qualcosa giova essere ghiotto. Tu conosci la mia tabacchiera, no? E mai mi vedesti prender tabacco. O sai perché? Perché nella tabacchiera tengo un pezzo di cacio parmigiano: un cacio fatto in Italia, assai nutritivo. Ebbene, sarà per Ben Gunn.”

Paolo Brogi, giornalista e scrittore, ne Il Parmigiano Re – Grandi scrittori per un grande formaggio (Aliberti compagnia editoriale) ripercorre e ricostruisce, con storica precisione, le tappe letterarie del lungo viaggio che il Parmigiano Reggiano racchiude in sé – quasi nove secoli – figurando appunto nelle pagine dello scrittore fiorentino già nel 1351.
Ma anche dal secolo precedente il formaggio Re era commercializzato e in taluni casi merce di scambio insieme con altri alimenti.
Realtà e letteratura si intrecciano nella Storia laddove i costumi culinari degli autori indagati, quasi attraverso alter ego bon vivant, si riverberano nelle loro opere, talvolta avvolti anche in un velo di mistero.

 

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