17 novembre 2017

Sui generis_Novembre

 

 

“La prima cosa che Cora notò furono le catene. Penzolavano dal soffitto a migliaia, una macabra collezione di manette e ceppi, ferri da legare alle caviglie, ai polsi e ai colli in ogni varietà di combinazione. Catene per impedire a una persona di scappare, di muovere le mani, o per sospendere un corpo in aria prima di fustigarlo. Una fila era tutta dedicata alle catene per i bambini, collegate da manette e anelli molto più piccoli. (…) Una serie di museruole arzigogolate richiedevano una sezione a sé, e in un angolo c’era un mucchio di palle di ferro da legare alle caviglie. Formavano una piramide, con le catene che serpeggiavano tutto intorno.”

~∞~∞~∞~

“L’arabesco indecifrabile
è dato per la gioia del suo movimento, non per la soluzione del suo
teorema.
Alla fine le vostre differenze non importano
perché
ogni passo di gioia, che ha la gioia come sua partenza e direzione, si destina
sempre all’unico luogo della requie
dov’è la liberazione dai desideri, e prima di tutto
dal desiderio assoluto di una soluzione
del teorema.
La vostra benedizione è conoscere
che pure il desiderio del paradiso è servile.
Il gioco è divino perché non c’è nessuna promessa
o speranza di guadagno.
E proprio in quest’impossibile
è il punto luminoso del teorema, il centro di valore
d’ogni città: della Gerusalemme siderale come
della repubblica di Marx, o della Politeia,
o dell’Eden…
Quel punto è la salute della mente
e si capisce che i padroni praticoni ne hanno paura
come della loro morte. Con questo si tradiscono, perché
la paura è servile.
Il gioco è divino perché si mischia pazziando col toro demente e scandaloso
della morte.
La vostra libertà è conoscere
che ogni mèta di vittoria, ogni aspettazione d’applauso
è servile.
La vostra bellezza non si vergogna degli abbasso, né degli sputi. Altro, altro è il suo pudore.
E la vostra grazia senza paragone, ultima
è che la vostra bellezza
NON VI RIGUARDA.”

~♫~♫~♫~


“Perché l’orologio scandisce le stagioni

se tutti siamo morti da troppo tempo?
Perché siamo sordi,
perché il mare non canta più,
perché il vento ha smesso di raccontarci
le fiabe del passato?
Perché siamo ciechi,
perché non si vedono più
tramonti e dolci albe,
perché non c’è più la luna e
perché hanno smesso le stelle di cadere?
Fermati orologio, è inutile, scandire il tempo
se non c’è più la primavera,
se l’uomo scappa quando la pioggia
gli accarezza il viso.
Perché siamo morti senza essere nati
e perché nasciamo per morire
senza aver vissuto?”
Franco Franchini.

~♥~♥~♥~

Ne La ferrovia sotterranea (BIGSUR) di Colson Whitehead schiavitù e abolizionismo e una rete “immaginaria” di locomozione tessuta per la libertà.
La poesia irridente e “lisergica” di Elsa Morante e i “Felici Pochi“. Alla loro purezza e saggezza un compito salvifico: salvare il mondo. Il mondo salvato dai ragazzini (Einaudi).
Un salto e un volo. La fine e l’inizio. E la memoria abrasiva di Gabriella Franchini ne I sogni in tasca (Aliberti compagnia editoriale).

 

“E adesso, o voi che avete ascoltato queste canzoni,
perdonatemi se sospiro ripensando
a quanto era stata semplice
la mia vita.”
[Congedo
Il mondo salvato dai ragazzini]
Elsa Morante

 

 

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